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L’A.M.A. alla manifestazione “Rifiuti, Ambiente e Energia”

01L’Accademia Mare Ambiente ha partecipato all’evento finale del progetto di Educazione AmbientaleRifiuti, Ambiente e Energia“, che si è tenuto in Piazza della Repubblica, a Magliano in Toscana, il 3 giugno 2010.

Oltre all’A.M.A. hanno partecipato alla manifestazione la Cooperativa “Le Ali”, Legambiente, WWF e i ragazzi delle scuole della zona “Colline dell’Albegna”, che hanno presentato i lavori svolti in classe durante l’anno scolastico appena trascorso.

In particolare, l’Accademia Mare Ambiente, rappresentata per l’occasione dalla dott.ssa Francesca Birardi, ha allestito una vasca piena di rifiuti a dimostrazione degli effetti dell’inquinamento sull’ecosistema marino. Per ogni rifiuto presente in vasca era indicato, in una tabella, il rispettivo tempo di degradazione e molti ragazzi sono rimasti stupiti ad apprendere che molti oggetti di uso comune, come i cotton fioc e le bottiglie di plastica, possano impiegare fino 1000 anni per degradarsi. Ai ragazzi è stato anche consegnato un breve report sullo sversamento di petrolio che sta attualmente causando un grave disastro ambientale nel Golfo del Messico.

Inoltre,  grazie alle immagini del documentario “Viaggio nel Mare Nostrum“, recentemente realizzato da Alessandro Tommasi, presidente dell’A.M.A., i ragazzi hanno potuto ammirare la bellezza degli ecosistemi incontaminati, che fortunatamente, sebbene rari,  si trovano ancora oggi nel Mar Mediterraneo e hanno capito quanto sia importante osservare un comportamento attento e gettare i rifiuti negli appositi cassonetti differenziati per poter far sì che gli uomini possano continuare a godere delle bellezze del nostro mare anche nel futuro.

Le caulerpe, l’indigena e le aliene

di Francesca Birardi

Caulerpa prolifera,di Alessandro TommasiLe caulerpe sono alghe verdi appartenenti al phylum delle Chlorophyta.  Tutte le specie appartenenti al genere Caulerpa hanno uno stolone più o meno affondato nel substrato, che verso il basso produce dei rizoidi (strutture simili a radici ma che hanno la sola funzione di ancoraggio) ben sviluppati, utili ad ancorarsi in fondali molli come sabbia e fango, e verso l’alto delle fronde ad intervalli regolari, che costituiscono il loro tallo (così viene chiamato il “corpo” non specializzato in radici, fusto e foglie delle alghe).
 
La Caulerpa prolifera (nella foto) è una specie molto comune in Mediterraneo; le sue fronde a forma di foglia laminare la fanno sembrare molto simile alle piante superiori, tanto che a primo sguardo è difficile credere che sia proprio un’alga. All’inizio dell’inverno, lungo le nostre coste, le fronde cominciano a decolorarsi e si distruggono pian piano; lo stolone, invece, rimane vivo e vegeto e sviluppa i nuovi talli nellla primavera successiva. Questo non succede nelle coste sud del Mediterraneo, ad esempio quelle egiziane e marocchine, dove le fronde sono sempre presenti poichè l’escursione termica tra estate e inverno è minore.
 
Esistono altre due specie di Caulerpa, la taxifolia e la racemosa, che sono entrate da pochi anni in Mediterraneo e per questo sono considerate “aliene“. È detta aliena, infatti, una specie cha ha un’origine esterna rispetto all’ambiente nel quale viene introdotta, cosa che, nella maggior parte dei casi, avviene per mano dell’uomo. Talvolta le specie aliene possono avere un comportamento invasivo, cioè la loro diffusione diventa nociva per le specie indigene che tendono a scomparire e ad essere sostituite dalla nuova specie.

La Caulerpa taxifolia è stata ritrovata per la prima volta davanti all’Acquario di Monaco nel 1984 e si pensa che molto probabilmente alcuni talli di quest’alga siano stati accidentalmente buttati in mare durante le regolari pulizie delle vasche. Appena scoperta, la taxifolia formava una chiazza di pochi metri quadrati; ad oggi è stata segnalata in più di 100 stazioni di monitoraggio sparse in tutto il Mediterraneo.
Il ricoprimento totale fino ad oggi stimato è più di 5000 ettari. Quest’alga verde, chiamata così perchè il tallo assomiglia ad una foglia di tasso, si adatta bene ad ogni tipo di fondale, anche in ambienti scarsamente illuminati tanto che è stata ritrovata anche a 90 metri di profondità, dove in genere le alghe non riescono a sopravvivere a causa della poca luce. La taxifolia forma delle vaste praterie ricoprendo fittamente tutto il substrato e “soffocando” tutte le altre specie algali già presenti; per questo viene definita alga killer.
 
La varietà di Caulerpa racemosa che si è insediata in Mediterraneo è la cylindracea ed è originaria dell’Australia sud-occidentale; non si sa ancora con certezza come abbia fatto ad entrare nel nostro mare ma si ipotizza che sia passata dal Canale di Suez. Proprio come la taxifolia, essa ha una grande capacità di adattamento e forse è ancora più invasiva dell’altra. Il suo tallo è formato da fronde che hanno un aspetto simile a piccoli grappoli d’uva, e infatti nei paesi anglosassoni viene chiamata grape alga, cioè alga a forma d’uva. Sono ben poche le località mediterranee che ancora non hanno segnalato la presenza di quest’alga verde e l’Argentario, purtroppo, non è fra queste.

La colonizzazione di queste due alghe aliene sta destando molta preoccupazione nella maggior parte dei ricercatori, che sono molto preoccupati per la sorte delle specie mediterranee. Altri studiosi, invece, considerando il fatto che le due alghe si adattano bene anche in ambienti molto degradati, come quelli portuali, pensano che la loro presenza possa riqualificare queste zone dove la possibilità di vita delle specie algali è praticamente nulla.

È possibile vedere la Caulerpa prolifera nella vasca dei Cavallucci e Pesci ago che si trova nell’ultima stanza del piano inferiore dell’Acquario Mediterraneo dell’Argentario di Porto S. Stefano. Ovviamente nelle nostre vasche non sono presenti le due specie aliene proprio per evitare di spargere in mare dei talli che potrebbero incrementare la loro colonizzazione.

La Posidonia, il polmone del Mediterraneo

di Francesca Birardi

Molto spesso viene erroneamente chiamata “alga” ma in realtà la Posidonia oceanica è una pianta a tutti gli effetti e vive esclusivamente nel Mar Mediterraneo.
Il suo nome è un chiaro omaggio a Poseidone, dio del mare venerato nell’antica Grecia, ed è per questo che alcuni pensano che in realtà questa pianta marina si chiami Poseidonia invece che Posidonia come l’aveva nominata Linneo, biologo svedese vissuto nel 1700, inventore della nomenclatura binomiale delle specie.
Proprio come le piante terrestri la Posidonia ha radici, fusto (detto rizoma) e foglie attraverso le quali effettua la fotosintesi arricchendo d’ossigeno il nostro mare; per questo viene considerata come il “polmone del Mediterraneo”, esattamente come la foresta Amazzonica lo è per l’intero pianeta Terra. Ma non solo: la Posidonia ha anche fiori e frutti. Il frutto viene comunemente chiamato “oliva di mare” in quanto assomiglia molto, per forma e colore, ad un’ “oliva terrestre”.

L’ intreccio dei rizomi e delle lunghe foglie nastriformi, che riescono addirittura a rallentare il moto ondoso, costituisce un luogo di riparo per pesci e invertebrati marini, dove possono trovare anche cibo in abbondanza costituito da piccoli animali ed alghe che usano le foglie e i rizomi della Posidonia come supporto e che sono detti “epifiti”. I rizomi, inoltre, assieme alle radici riescono a trattenere il sedimento proteggendo così i litorali sabbiosi e prevenendo una loro eventuale erosione.

egagropileLe foglie di Posidonia col tempo si distruggono e si sfibrano; le fibre, trasportate dalla forza delle onde, si riuniscono in strutture globose che si chiamano “egagropile” o “pilae marine”, che non sono altro che quelle “palline” fibrose che si trovano lungo le spiagge.

«Mantenere piante di Posidonia in una vasca» – ci spiega Rossano Chipa, che all’Acquario dell’Argentario si occupa di manutenzione delle vasche – «è difficile, ma non impossibile: bisogna stare soprattutto attenti a fornire loro il tipo di luce giusta e a non superare determinate ore di irradiazione a seconda della stagione, in più bisogna assicurarsi che in vasca ci sia sempre una buona circolazione e un ricambio veloce dell’acqua».

Negli ultimi anni, purtroppo, si sta assistendo alla regressione, per lo più dovuta all’inquinamento, di molte praterie di Posidonia che colonizzano la nostra fascia costiera e considerando il ruolo importante che questa pianta ha nell’ecosistema del Mediterraneo è stata dichiarata specie protetta.

È possibile ammirare alcune piante di Posidonia nella vasca dell’Acquario di Porto Santo Stefano che rappresenta il piano Infralitorale superiore.