#restiamoincontatto: le specie aliene marine nel piatto

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Allevamento vongole filippine

Oggi ospitiamo sul nostro sito la classe IIIB dell’Istituto Comprensivo Don Curzio Breschi di Massa Marittima (GR), che durante l’anno scolastico ha lavorato sulle specie aliene marine, in particolare quelle allevate per scopi alimentari.
 

LE SPECIE ALIENE MARINE NEL PIATTO

Autori: Iulian Batranu, Samuele Berretti, Maria Stella Burzacchini, Gabriele Cantini, Alessio Cozzatelli, Alice Faelli, Leonardo Grassini, Gledis Kola, Marco Mandolesi, Denise Marku, Simone Martini, Giulia Piazzi, Amelia Quercetani, Giada Serenari, Giulia Toma, Filippo Toninelli, Viola Tosoni, Riton Veliu, Michele Villanova, Valentina Zanaboni.

 
Che cosa sono le specie aliene
Per specie aliena si intende una qualsiasi specie vivente che per cause intenzionali o accidentali viene introdotta in un ecosistema diverso dal suo areale storico. Alcune tra queste specie vengono definite invasive perchè si diffondono con una certa velocità e diventano prevalenti all’interno della nuova area. Queste possono essere causa di molte conseguenze negative sulle comunità autoctone, quali: predazione, parassitismo, diffusione di malattie, competizione per le risorse, ibridizzazione, perdita di biodiversità e modifica dell’ecosistema.

 

Le specie aliene marine in Italia
Nel Mar Mediterraneo sono state contate dagli scienziati circa 800 specie aliene e circa 200 di queste possono essere trovate anche sulle coste e nei mari italiani.
Le specie possono entrare nel Mediterraneo attraverso due aperture: una “naturale” attraverso lo stretto di Gibilterra, e una “artificiale” attraverso il Canale di Suez. Queste ultime sono dette “specie lessepsiane” (da Ferdinand de Lesseps, diplomatico che fu promotore ed esecutore del Canale di Suez).
Alcune specie aliene di pesci provenienti dal Mar Rosso sono: pesce palla maculato, pesce scorpione, pesce flauto, pesce coniglio.

Mentre tra le specie vegetali abbiamo: Caulerpa cylindracea (alga verde di provenienza australiana), Caulerpa taxifolia (alga verde immessa in Mediterraneo per un errore dell’Acquario di Monaco; è conosciuta anche come alga killer perchè “soffoca” tutte le specie algali che ricopre.

Infine un esempio di ctenoforo, Mnemiopsis leidyi sempre più frequente nei nostri mari.
 
Gli alieni nel nostro piatto
Tra le varie cause di introduzione di specie aliene nell’ecosistema mediterraneo quella che ci ha interessato maggiormente è l’importazione per scopi alimentari.
La specie che ci ha particolarmente colpito è la Vongola filippina, perchè spesso viene venduta come “vongola nostrana”; quindi abbiamo voluto approfondire l’argomento per conoscere la sua storia e imparare a riconoscerla.
Vongola filippina (Ruditapes philippinarum)
La vongola filippina, anche nota come falsa vongola verace o caparozzolo (dal dialetto veneto ‘caparozzolante’ ovvero “pescatore di vongole”), è un mollusco bivalve.
Originaria dell’Indo-pacifico, venne introdotta negli anni ’80 per sopperire alle richieste alimentari, dato che la Vongola verace nostrana (Ruditapes decussatus) aveva subito un calo produttivo a partire dagli anni’60, dovuto non solo al sovrasfruttamento della risorsa, ma anche al peggioramento della qualità ambientale delle zone di allevamento (sacche del Po principalmente). La Vongola filippina, sebbene introdotta in via del tutto sperimentale, si è ben adattata all’ambiente adriatico, riproducendosi velocemente e costituendo un pericolo per la vongola verace, le cui popolazioni si sono ulteriormente ridotte rischiando l’estinzione della specie.
Caratteri distintivi: possiede un guscio ovale abbastanza robusto che può arrivare a diametri che vanno dai sei agli otto centimetri. Nonostante sia abbastanza simile alla vongola verace, ci sono degli elementi che permettono di distinguerla da quest’ultima. La filippina, infatti, ha una forma meno allungata rispetto alla verace e le scanalature sul guscio sono più profonde sulla parte anteriore e meno accentuate sulla parte posteriore. La differenza più evidente è data dalla morfologia dei sifoni che nella vongola  verace appaiono separati, mentre nella vongola filippina sono uniti alla base e divisi alla punta.

 

 
Specie nostrane esportate per scopi alimentari considerate aliene in altre parti del mondo
Ci siamo anche chiesti se alcune specie mediterranee siano considerate aliene in altre parti del mondo e abbiamo scoperto che una di queste è la cozza, nome scientifico Mytilus galloprovincialis. Questa è una specie autoctona mediterranea che è stata esportata per scopi alimentari in diverse regioni del mondo, come Giappone, California, SudAfrica, Australia meridionale e Nuova Zelanda. In queste località il mitilo mediterraneo compete con la fauna locale ed è perciò considerata specie invasiva e dannosa per gli ecosistemi. È considerata come una delle specie più dannose al mondo perchè crea molti danni alle specie autoctone, facendo rischiare loro addirittura l’estinzione.
 
Conseguenze dell’importazione delle specie aliene e loro impatti sull’ecosistema
Abbiamo letto molti articoli sull’argomento e abbiamo scoperto che le conseguenze dell’importazione di una specie da un ecosistema all’altro possono essere molteplici. Tutte, però, hanno in comune il fatto di creare danno per le specie autoctone, con le quali condividono lo stesso habitat e quindi competono per le stesse risorse.
Le specie aliene hanno genericamente una capacità di adattamento più forte delle specie autoctone e sono più resistenti ai cambiamenti. Per cui può succedere che la loro presenza possa causare l’estinzione delle specie indigene, portando ad una riduzione della biodiversità che causa un indebolimento dell’ecosistema. Infatti, come risaputo, più specie sono presenti in un dato areale e più un ecosistema può essere considerato sano e ben funzionante.
Per quanto riguarda le specie importate per scopi alimentari, secondo noi non è veramente necessario mettere a rischio il nostro ecosistema per avere nel nostro piatto specie diverse. Tali specie a volte possono avere un prezzo minore sul mercato e il consumatore è invogliato a comprarle proprio per questo motivo.
Ma qual è il prezzo che paga il nostro ecosistema? Sicuramente un prezzo molto alto, soprattutto nel caso in cui si verifichi l’estinzione di una o più specie. Quindi, perchè rischiare di perdere per sempre alcune specie che siamo abituati a vedere intorno a noi? Piuttosto cerchiamo di tutelarle per mantenere alta la biodiversità!