Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo

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di Francesca Birardi

Questo mollusco, comunemente noto come “Nacchera” o “Pinna comune”, può raggiungere notevoli dimensioni arrivando talvolta a misurare 1 metro di lunghezza. Ha una conchiglia bivalve a forma quasi triangolare e vive infossato nel sedimento, prevalentemente sabbioso, tramite la parte appuntita.

Si possono vedere esemplari di questa specie diffusa in tutto il Mar Mediterraneo nei pressi o all’interno delle praterie di Posidonia oceanica. La Pinna nobilis si nutre e respira facendo passare l’acqua all’interno del proprio corpo tramite un sifone, detto “inalante”, poi espulsa tramite un altro sifone detto “esalante”. Talvolta ospita all’interno della propria conchiglia dei piccoli crostacei con i quali vive in simbiosi.

A causa della bellezza delle loro conchiglie le Pinne comuni sono spesso prede di persone senza scrupoli che estirpano il mollusco dal fondale, gettano via l’animale estraendolo senza pietà e portano a casa le valve per poterle ostentare nelle proprie case come macabri trofei. La popolazione di Pinna nobilis si è pertanto notevolmente ridotta, per cui da qualche anno è stata ufficialmente dichiarata specie protetta.

Potete ammirare una giovane Nacchera nella vasca degli invertebrati dell’Acquario di Porto Santo Stefano; è possibile riconoscere un individuo giovane da uno adulto non solo per le dimensioni ridotte ma anche per la presenza di protuberanze disposte in file molto fitte sulla parete esterna delle valve, che scompaiono quando il mollusco diventa adulto.

Comments

    viale silvio

    Pinna nobilis può raggiungere 120cm di lunghezza.Il profilo libero superiore,negli esemplari maggiori,non è curvilineo regolare,ma è a doppia curvatura,una più alta e larga,l’altra più bassa e stretta,come due colline affiancate.Alcuni esemplari vengono trovati vuoti,ancora verticali,con le valve separate da un sassolino:è passato un polpo che,con questo artifizio,riuscì ad estrarre il frutto senza lasciare un tentacolo tra gli affilati bordi.Il muscolo costrittore è la parte bianca cilindrica che viene tagliata per aprire il bivalve.

    viale silvio

    Si rinvengono a volte,al suo interno,piccole perle brune,irregolari

    admin

    Grazie per i tuoi commenti, silvio!

    angelo marongiu

    ciao a tutti,sono appena rientrato dalle vacanze trascorse a Follonica,mi spiace di non possedere una fotocamera subacquea perchè questanno mentre effettuavo delle immersioni in apnea ho avuto il privilegio di trovare e osservare meragliato alcune famigliole di pinne nobilis.dico famiglie perchè di varie grandezze dai 30cm ai 15 circa,ciò mi fa piacere perchè in sardegna(io sono sardo)è raro trovarne ancora.unico cruccio si trovano in zona dove pescano spero non a strascico.saluti

    paolo stefanini

    anch’io ho cominciato a rivederle, alcune grandi: sarebbe opportuno sensibilizzare i turisti a non toccle (e i pescherecci a non insistere in bassi fondali!)= come si fa???

    ugo passanisi

    Quì in Sicilia, ad Augusta, se ne vedono ancora nelle praterie di posidonia sopravvissute alle reti delle strascicanti. A volte anche di grandi dimensioni.

    Vittorio Alberti

    Anche in alcune zone della Liguria si ricominciano a vedere.Non dico dove per evitare la cattura.In un luogo 3 esemplari in 10-12 metri,intorno ai 30-50 cm nella posidonia.
    Bisognerebbe vietare QUALUNQUE pesca con strascico e la detenzione di tali reti.Soprattutto controllare i pescherecci e sanzionarli tipo sospensione dell’attività per 1 anno.

    chiara vigo

    Studio e convivo con questo Bellissimo esemplare da quando sono nata,le informazioni che vengono divulgate spesso mi fanno sorridere, perchè provenienti chiaramente da “studi” fatti a tavolino o comunque approssimativi.Questo Bivalve, vive 25 anni e ha bisogno di particolari condizioni morfologiche per estendersi in banchi che come nella mia Isola raggiungono anche i 6 ettari di estensione, dove la poseidonia fà del fondale un tappeto dove io mi immergo come le mie trisavole prima di me per tagliare il bisso e portarlo in superficie per creare dopo in una seconda fase il tessuto sacro del Bisso. la Pinna nobilis raggiunge altezze di mt.1.40 se la salinità è di 40 e la temperatura varia tra i 18 e i 23 gradi, Il suo peggior nemico è il polpo che vi assicuro se cerca casa non è tenero! Gli unici studi fatti davvero risalgono al lontano 1938 dal prof. Attilio Cerruti a Taranto il quale scrive un intero trattato sull’argomento,comunque il bisso non serve all’animale per attaccarsi a nessun fondo visto che 2/3 della sua altezza sono infissi nel substrato che di solito è misto e non sabbioso. Comunque, gli appassionati possono vedersi il filmato presente sul mio sito e trarre le conclusioni.
    Chiara Vigo
    Maestro di Bisso Marino
    Esperto di Pinna nobilis

    Mirko

    Olbia, precisamente Spiaggia “Le Saline” cè una distesa pazzesca, sono favolose..!!!

    Laura

    Sono stata in vacanza a grado e le ho viste per la prima volta al vicino di tenda che le stava “pulendo”! scopro solo ora che sono protette, altrimenti l’avrei segnalato alle autorità.

    arialdo primo gadda

    ne ho viste tante in poca profondita’a vourvouru
    in calcidica grecia posso affermare che li l’ambiente
    marino e’ intatto

    federico

    io e la mia famiglia siamo andati a Iz Mali in Croazia e li abbiamo visto tante pinna nobilis bellissime

    antonella

    La nacchera vive parzialmente infossata nel sedimento e contrariamente a quanto affermato da qualcuno è ancorata al substrato GRAZIE AI FILAMENTI DEL BISSO.
    La normativa a protezione della pinna nobilis è talmente rigorosa da vietare persino la “perturbazione” dell’animale e ciò significa che non la si può neanche disturbare ed è perciò che il taglio del bisso dall’animale non è consentito. Gli studi sulla pinna nobilis risalgono a date molto più recenti del 1938! Solo per citare un esempio, in Sardegna l’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”, con la collaborazione dell’IAMC-CNR UOS di Oristano, è impegnata da diversi anni nel monitoraggio sullo stato di salute di questa importante specie protetta e il lavoro dei ricercatori è stato pubblicato sulle riviste internazionali “Journal of Sea Research”(febbraio 2013) e “Journal of the Marine Biological Association of the UK”(agosto 2010).

    marco

    Sono d’accordo con Antonella, che scrive che la Pinna nobilis essendo protetta, non puo’ essere toccata nel suo ambiente per nessun motivo, se non dietro un progetto scientigico autorizzato dai due ministeri dell’ambiente e dei beni culturali, artistici storici, ecc, Nemmeno la Regione sarda può autorizzare prelievi o tagli di bisso marino in quanto la competenze e’ dello stato. Sarebbe il caso che le autorita’ competenti il controllo della normativa di protezione, facessero degli approfondimenti, su chi ancora oggi dichiara di tagliare il Bisso e rimpiantare la pinna nobilis, vorrei sapere dietro quale progetto e quale autorizzazione ministeriale

    Pupa

    I commenti che fanno sorridere sono quelli della signora Chiara Vigo soprattutto quando afferma che i filamenti della pinna nobilis non servono all’animale per ancorarsi al fondo! Grave che affermi pure di tagliare i filamenti della pinna nobilis. Per carità!

    Osmany

    una domanda a chi e’ piu’ esperto di regole di pesca:so che ad esempio e’ vietato sbarcare esemplari come lo squalo bianco o il tursiope,anche se gia’ morti. qualora trovassi una pinna nobilis VUOTA (metti ad esempio sia stata predata da un polpo),va comunque lasciata sul fondo? io presumo di si,poiche’ in caso contrario,un cacciatore potrebbe prenderla lo stesso,rimuovere il mollusco vivo e poi mentire in caso di controllo delle autorita’. lo chiedo perche’ mi e’ capitato di vederne ma nel dubbio non rischio,anche se le probabilita’ di un controllo sono una su un milione

    Redazione

    Sì, va lasciata sul fondo

    Doriano Nordio

    Io ho 60 anni e abito a Chioggia, sinceramente la prima volta che le ho viste ero ancora bambino, me ne aveva portato a casa una mio padre che all’epoca faceva il pescatore. Da quella volta non le ho mai più riviste tranne nelle immagini dei notiziari all’epoca del naufragio della costa all’isola del gilio. Oggi, facendo un giro in canoa, le ho riviste dietro il porto di Chioggia immerse in un folto campo di posidonia. Sono bellissime, credo non siano commestibili altrimenti non ce ne sarebbe più nemmeno una.

    Danilo pettinelli

    Ciao…io mi trovo in Sardegna Golfo Aranci ed in una piccola cala ne ho viste almeno 15 speriamo che i sub le lasciano al proprio posto

    Gianfranco

    Nel golfo di Trieste, dove abito, da qualche anno sono ricomparse in grande numero ed alcune si sono “piantate” in pochi centimetri d’acqua: per fortuna sono “sorvegliate a vista” da numerosi enti di tutela oltre che da Guardia Costiera, Forestale oltre che a tutti gli amanti del mare e dei suoi abitanti. Spero resti così

    Donatella

    Ne ho vista una oggi pomeriggio sul fondale (misto sabbia e roccia), perfettamente ancorata, nei pressi della spiaggia “Li Cuppulati” in Sardegna. Stupefacente! Non ne avevo mai viste prima.. domani riprovo, ma stavolta porterò con me la fotocamera, anche se sono consapevole che non sarà facile ritrovarla..

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    daniele

    a follonica secche del pino ,fra loro ci sono zone di fanghiglia sabbiosa dove da sempre ci sono tanti esemplari anche di grandi dimensioni ………….muoiono come molti altri esseri viventi e a macchia di leopardo riappaiono …..sono tipiche della sabbia e fanghiglia nello scoglio poche e molto piccole ….la rete a strascico quelle di scoglio le cattura quelle di sabbia meno sono piu liscie e scivolose

    Anonimo

    Anche io mentre pinneggiavo vicino la costa a Parenzo in istria mi sono imbattuto in un orticello di questi bellissimi esemplari circa una cinquantina grandi 70-80 cm in localita’ laguna plava speriamo che non vengano disturbate….

    Rocco

    In Istria, località San Lorenzo, ho visto in mare numerosi esemplari di Pinna Nobilis.

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