Monthly Archives: ottobre 2008

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Il Re di triglie, un padre esemplare

di Francesca Birardi

Da qualche tempo all’Acquario di Porto Santo Stefano, nella vasca che riproduce l’ambiente di grotta, abita un pesciolino appartenente alla specie Apogon imberbis, comunemente chiamato “Re di triglie“.

Questo pesce, che può arrivare fino a 13/15 cm di lunghezza, ama nascondersi nelle cavità durante il giorno, mentre di notte nuota liberamente.

Il Re di triglie, goloso di crostacei, si riproduce durante il periodo estivo tramite fecondazione interna, molto rara nel mondo dei pesci ossei. La deposizione delle uova avviene in maniera davvero particolare: la femmina, infatti, depone le uova all’interno della bocca del maschio (nella foto), che le custodisce fino alla schiusa. Durante l’incubazione, che di solito dura una decina di giorni, il maschio apre e chiude la bocca continuamente per ossigenare la massa di uova e ovviamente non può mangiare … un futuro padre veramente eroico!

Stefano, lo scultore del mare

Un nostro caro visitatore, Stefano Pucciarelli, ha visitato la nostra struttura la scorsa settimana e ha deciso di dedicare una parte del suo sito al nostro Acquario

Stefano, livornese ma residente in Calabria, sin da quando era un ragazzo si dedica ad attività artistiche quali scultura, fotografia e poesia.
Ha deciso di coniugare la sua forte passione per il mare con quella per l’arte, creando delle sculture che rappresentano creature marine e scrivendo poesie sul mare.
Nel suo sito www.lesculturedelmare.it ha raccolto tutte le sue opere con l’intento di condividere le proprie emozioni con tutti.

Per questo noi dello staff dell’Acquario di Porto Santo Stefano lo vogliamo ringraziare e fargli i complimenti per le sue bellissime opere.

(Nella foto: “Epinephelus guaza”, la Cernia,la regina del Mediterraneo. Scultura di S.Pucciarelli, cm 20x34x20, peso 4,0 kg, pietra leggera)

Un nuovo ospite, la Vacchetta di mare

di Francesca Birardi

Da quest’estate c’è un nuovo ospite all’Acquario di Porto Santo Stefano: è il Discodoris atromaculata, un nudibranco dalla colorazione bianca a macchie marroni-nere, molto simile al manto di una mucca pezzata e per questo comunemente chiamato “Vacchetta di mare”.

È facile incontrare questo nudibranco (mollusco gasteropode che non presenta conchiglia) su substrati rocciosi o sulla spugna Petrosia ficiformis della quale è particolarmente ghiotto.

La Vacchetta, che di solito raggiunge i 10 cm di lunghezza, è una specie ermafrodita che si riproduce generalmente in autunno. Le piccolissime uova (nella foto di A.Tommasi) vengono deposte in aggregati nastriformi disposti a spirale in zone ben riparate e ricoperte da alghe.

Potete ammirare due esemplari di Discodoris atromaculata in una delle vasche del piano di osservazione che si trova nella sala situata subito sulla destra dell’ingresso dell’Acquario Mediterraneo dell’Argentario.

Carlotta compie 12 anni e cambia sesso

Il Tirreno – 4 Ottobre 2008

(clicca sulle immagini per ingrandire)

La Posidonia, il polmone del Mediterraneo

di Francesca Birardi

Molto spesso viene erroneamente chiamata “alga” ma in realtà la Posidonia oceanica è una pianta a tutti gli effetti e vive esclusivamente nel Mar Mediterraneo.
Il suo nome è un chiaro omaggio a Poseidone, dio del mare venerato nell’antica Grecia, ed è per questo che alcuni pensano che in realtà questa pianta marina si chiami Poseidonia invece che Posidonia come l’aveva nominata Linneo, biologo svedese vissuto nel 1700, inventore della nomenclatura binomiale delle specie.
Proprio come le piante terrestri la Posidonia ha radici, fusto (detto rizoma) e foglie attraverso le quali effettua la fotosintesi arricchendo d’ossigeno il nostro mare; per questo viene considerata come il “polmone del Mediterraneo”, esattamente come la foresta Amazzonica lo è per l’intero pianeta Terra. Ma non solo: la Posidonia ha anche fiori e frutti. Il frutto viene comunemente chiamato “oliva di mare” in quanto assomiglia molto, per forma e colore, ad un’ “oliva terrestre”.

L’ intreccio dei rizomi e delle lunghe foglie nastriformi, che riescono addirittura a rallentare il moto ondoso, costituisce un luogo di riparo per pesci e invertebrati marini, dove possono trovare anche cibo in abbondanza costituito da piccoli animali ed alghe che usano le foglie e i rizomi della Posidonia come supporto e che sono detti “epifiti”. I rizomi, inoltre, assieme alle radici riescono a trattenere il sedimento proteggendo così i litorali sabbiosi e prevenendo una loro eventuale erosione.

egagropileLe foglie di Posidonia col tempo si distruggono e si sfibrano; le fibre, trasportate dalla forza delle onde, si riuniscono in strutture globose che si chiamano “egagropile” o “pilae marine”, che non sono altro che quelle “palline” fibrose che si trovano lungo le spiagge.

«Mantenere piante di Posidonia in una vasca» – ci spiega Rossano Chipa, che all’Acquario dell’Argentario si occupa di manutenzione delle vasche – «è difficile, ma non impossibile: bisogna stare soprattutto attenti a fornire loro il tipo di luce giusta e a non superare determinate ore di irradiazione a seconda della stagione, in più bisogna assicurarsi che in vasca ci sia sempre una buona circolazione e un ricambio veloce dell’acqua».

Negli ultimi anni, purtroppo, si sta assistendo alla regressione, per lo più dovuta all’inquinamento, di molte praterie di Posidonia che colonizzano la nostra fascia costiera e considerando il ruolo importante che questa pianta ha nell’ecosistema del Mediterraneo è stata dichiarata specie protetta.

È possibile ammirare alcune piante di Posidonia nella vasca dell’Acquario di Porto Santo Stefano che rappresenta il piano Infralitorale superiore.